Ricordare Antonio Savoldi è per me ricordare gli anni della giovinezza, di una parte di vita umana e professionale condivisa. Antonio Savoldi, manerbiese come me, classe 1943, dopo aver conseguito il diploma al Liceo Scientifico Aselli di Cremona aveva deciso di diventare pilota militare, proprio come me.
Partimmo insieme nell'ottobre 1962, in treno, alla volta di Pozzuoli (Napoli) per affrontare il concorso di ammissione all'Accademia dell'Aeronautica. In tasca, avevamo già il biglietto per il ritorno, convinti che non saremmo riusciti ad entrare nella "schiera degli eletti". Tornammo sì a casa a Manerbio, ma a Natale, con la divisa e lo spadino: i simboli degli allievi dell'Aeronautica. Ci avevano accettato entrambi, Antonio piazzato al 6° posto. Poi, a marzo, nella nuova graduatoria, Antonio figurava già come capocorso, e lo rimase fino al termine dell'Accademia.
Nell'estate del 1963 conseguimmo il brevetto di pilota di aeroplano: era il primo traguardo, il primo passo per avvicinarci al cielo. Finita l'Accademia, insieme, andammo a Lecce dove frequentammo la scuola di volo: salire sull'MB326 e poi, ad Amendola (Foggia), sul G91 T era una forte emozione.
Tre anni di Accademia seguiti dal 4° anno, il corso di perfezionamento, fino al conseguimento del brevetto di pilota militare: Antonio Savoldi, saltando le tappe previste per i piloti ordinari, venne inviato a Grosseto per pilotare il velivolo F104, al tempo simbolo della tecnologia più all'avanguardia, il sogno di ognuno di noi.
D'altronde non poteva essere altrimenti. Antonio si era sempre distinto in tutto; era sempre stato il primo in tutto: nel volo come in qualsiasi altra attività. Ricordo i "ludi sportivi", competizioni che coinvolgevano noi allievi, che ponevano a confronto i frequentatori dei vari corsi e gli allievi delle altre accademie delle Forze Armate. Grazie ad Antonio, ottenevamo i risultati migliori. Sì, perché Antonio amava gli aerei, lo sport, il tennis, si esibiva anche nel canottaggio: ogni occasione era una sfida, un'opportunità per eccellere.
Terminata l'Accademia e i vari corsi di specializzazione, le nostre strade si divisero: era il 1967, io destinato al 155° Gruppo di Piacenza, lui al 6° stormo di Ghedi, a pochi passi da casa.
A Ghedi divenne pilota di gruppo, frequentò il corso per il conseguimento della qualifica di combat-ready (pronto al combattimento).
Nel 1972 venne inviato al reparto sperimentale di Pratica di Mare (Roma) e da, qui, il grande salto verso la base militare di Edwards nel Texas, dove conseguì la qualifica di collaudatore. Al rientro in Italia, lo attesero nuovi voli, nuove esperienze, nuovi incarichi di comando.
La meravigliosa avventura durò fino al quel maledetto volo del 5 luglio del 1973, quando l'aereo, un G91 biposto, si schiantò.
Antonio se n'era andato, proprio su un aereo, quel mezzo che egli amava tanto.
Generale Brigata Aerea ( ris.)
Bruno Scartapacchio