
Il Tennis Club Manerbio ha da poco festeggiato i sessant'anni di vita organizzando
nella memoria del Tenente Colonnello Antonio Savoldi, pilota manerbiese scomparso
in un incidente di volo, il suo primo Challenger Atp da 25.000 dollari. A dire
il vero. Il torneo intitolato a Savoldi è ormai diventato una classica del tennis
bresciano in quanto si è giocato la prima volta nel 1974, vale a dire venticinque
anni fa, ma allora a contendersi il trofeo furono per alcuni anni gli ‘ennecì"
poi, man mano, di "terza categoria" (fino al 1981) ed infine i classificati B.
E' solo dal 1993 che il torneo è diventato "internazionale" ed in quell'anno a
vincere fu un certo Davide Sanguinetti. Ideatore e principale promotore di questo
torneo fu Gianni Saldini cugino del pilota scomparso ed attuale presidente del
Tennis Club Manerbio, carica che ricopre da ben 23 anni. Chissà se quando lo organizzò
per la prima volta Gianni Saldini immaginava che il suo torneo avrebbe messo radici
così profonde (come scrive Elena Ungari nella presentazione dell'evento manerbiese).
Forse le sue speranze sono state di gran lunga superate dalla realtà, perché oggi
il torneo intitolato alla memoria dell'amico che amava passare le sue ore libere
con lui su un campo da tennis, è diventato uno degli avvenimenti tennistici più
importante dell'intero calendario lombardo, sicuramente il fiore all'occhiello
del circolo manerbiese, un piccolo club che però agisce ed opera in grande, tanto
da diventare, passo dopo passo, il punto di riferimento di tutto il movimento
tennistico bresciano. E non è sicuramente un caso che il presidente Gianni Saldini
ricopra anche la carica di presidente del Comitato Provinciale della Fit.
Il Tc Manerbio sorge nel 1939 come centro dopolavoristico della Marzotto, una
grande azienda manifatturiera che nella cittadina bresciana occupa ancora circa
600 persone. Prima tre campi in terra battuta e una piccola costruzione adibita
a magazzino e spogliatoio che però a quei tempi era già considerata un lusso,
come il giocare a tennis che nonostante tutto restava un privilegio per pochi
dirigenti e qualche appassionato benestante. Bisognerà attendere il dopoguerra,
attorno al 1947, perché anche a Manerbio il tennis diventi a tutti gli effetti
uno sport alla portata di molti e soprattutto un'attività agonistica vera e propria.
Di quegli anni le prime storiche "Coppe Facchinetti" ed i primi tornei di terza
categoria che vedevano immancabilmente primeggiare i tennisti di città.

Manerbio tennistica però cominciò pian piano a ritagliarsi la sua bella fetta
di notorietà nel tennis bresciano e questa "lievitazione" si evidenziò principalmente
nel 1957 quando i più forti giocatori della gloriosa Forza e Costanza di Brescia
(Plevani, Angelici, Quilghini ed altri comprese le tenniste Danelon e Abbate)
lasciarono in massa il circolo del Castello per trasferirsi al Tc Manerbio. Proprio
in quel periodo l'area su cui sorgevano gli impianti dopolavoristici della Marzotto
passarono di proprietà al Comune di Manerbio che a sua volta diede in gestione
i campi al Tennis Club con una convenzione che dura tuttora e che trova le due
parti perfettamente in armonia, tanto è vero che negli anni seguenti, l'amministrazione
comunale in accordo con la dirigenza del Circolo, ha in più riprese ristrutturato
gli impianti portando a cinque i campi da tennis, contribuendo alla copertura
fissa di un campo in duro e costruendo una nuovissima club house che oltre agli
spogliatoi e gli uffici, comprende anche un bar ed un ristorante. Se in campo
organizzativo il Tennis Club Manerbio va fiero del suo tradizionale Trofeo Antonio
Savoldi, in quello agonistico il presidente Gianni Saldini ci tiene a sottolineare
la validità della scuola diretta dal maestro Roberto Mangiarini, una scuola che
negli ultimi anni ha portato alla ribalta alcuni under che sono risultati essere
i migliori di tutta la provincia bresciana. Un motivo in più perché la piccola
Manerbio del 2000 (che già in passato si mise in luce partecipando per due anni
alla Serie A femminile con Carolina Piatti, Simona Isidori e Isabella Sogno) possa
aspirare alla leadership del tennis bresciano non sala nel campo organizzativo,
primato che già detiene, ma anche in quello agonistico.