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▪ Giornale circolo
La nostra Wimbledon di Franco Piovani
Da trentun'anni il tennis porta il nome di Manerbio nel mondo. Il merito è di
Gianni Saldini che camminando per la propria strada ha assicurato al sodalizio
di via Luzzago una tradizione che si rinnova da quel 1973 sfortunato per un giovane
già in carriera nell'Aeronautica militare.
Era Antonio Savoldi. Anni dopo, nel Duemila, a fianco del nome di Antonio Savoldi,
tenente colonnello pilota, è stato posto quello di Marco Federico Cò, anch'egli
giovane ufficiale pilota, rapito alla famiglia da un incidente di volo. Come Antonio.
L'internazionale Challenger Atp 50.000 dollari rinnova il ricordo dei due manerbiesi
che la Patria hanno servito con lealtà ed amore nel segno del tricolore, la bandiera
d'Italia che hanno onorato con esemplare dedizione.
Nel loro nome il Tennis Club Manerbio organizza un torneo prestigioso al quale
hanno partecipato atleti che nella classifica mondiale sono agli alti livelli.
Lo spagnolo David Ferrer, oggi 43° in classifica Atp, era 82° nel 2002 quando
vinse il Savoldi-Cò; il francese Olivier Patience è salito al 74° posto, dal 250°,
dopo la vittoria nel Challenger di Manerbio dell'anno scorso. Sono giovani che
si fanno strada per cui ci si consenta una piccola vanità nel definire la nostra
Wimbledon i campi di tennis costruiti nel 1938 su progetto dello studio F. Bonfanti di Bassano del Grappa dalla Marzotto. Su questo impianto non avremo
la fortuna (a meno di una prodigiosa impresa da parte di Gianni Saldini) di ammirare
Maria Sharapova, incoronata regina di Wimbledon a soli 17 anni, fisico da modella,
bionda, elegante nel gioco. Abbiamo comunque applaudito atleti in camera ed altri manerbiesi, in tempo purtroppo
remoto, come i fratelli Gianfranco e Mario Piovani, Tiberio d'Aloia, Ettore Gandini,
Sergio Gelmini. Essi hanno conquistato allori per cui non rinunciamo alla speranza
che giovani manerbiesi crescano.
Era Antonio Savoldi. Anni dopo, nel Duemila, a fianco del nome di Antonio Savoldi,
tenente colonnello pilota, è stato posto quello di Marco Federico Cò, anch'egli
giovane ufficiale pilota, rapito alla famiglia da un incidente di volo. Come Antonio.
L'internazionale Challenger Atp 50.000 dollari rinnova il ricordo dei due manerbiesi
che la Patria hanno servito con lealtà ed amore nel segno del tricolore, la bandiera
d'Italia che hanno onorato con esemplare dedizione.
Nel loro nome il Tennis Club Manerbio organizza un torneo prestigioso al quale
hanno partecipato atleti che nella classifica mondiale sono agli alti livelli.
Lo spagnolo David Ferrer, oggi 43° in classifica Atp, era 82° nel 2002 quando
vinse il Savoldi-Cò; il francese Olivier Patience è salito al 74° posto, dal 250°,
dopo la vittoria nel Challenger di Manerbio dell'anno scorso. Sono giovani che
si fanno strada per cui ci si consenta una piccola vanità nel definire la nostra
Wimbledon i campi di tennis costruiti nel 1938 su progetto dello studio F. Bonfanti
di Bassano del Grappa dalla Marzotto. Su questo impianto non avremo la fortuna
(a meno di una prodigiosa impresa da parte di Gianni Saldini) di ammirare Maria
Sharapova, incoronata regina di Wimbledon a soli 17 anni, fisico da modella, bionda,
elegante nel gioco. Abbiamo comunque applaudito atleti in camera ed altri manerbiesi, in tempo purtroppo
remoto, come i fratelli Gianfranco e Mario Piovani, Tiberio d'Aloia, Ettore Gandini,
Sergio Gelmini. Essi hanno conquistato allori per cui non rinunciamo alla speranza
che giovani manerbiesi crescano.
Manerbio, sei lustri e oltre di Salvatore Messineo
La trentina è davvero un'età difficile come diceva Bay, uno scrittore francese?
A quell'età la vita è davvero finita e comincia l'esistenza come diceva lo stesso
cugino transalpino? Manerbio smentisce. Il trofeo "Savoldi-Cò" ha festeggiato
proprio l'anno scorso i suoi trent'anni con un torneo di grande successo e con
un montepremi di 50 mila dollari, raddoppiando quello dell'anno precedente. E
basterebbe proprio quest'ultimo dato per smentire Bay. Nel trentunesimo anno,
Gianni Saldini e compagni "non hanno tirato i remi in barca".
Non si sono accontentati dell'exploit. No, hanno voluto continuare sulla strada intrapresa, riproponendo lo stesso montepremi con nuovi attori, con nuovi protagonisti, con nuove comparse e con nuovi outsider. Le domande non sono dunque improntate al pessimismo, ma all'ottimismo. Manerbio continua e continuerà senza accontentarsi. Gli interrogativi sono semmai altri. Ci sarà un nuovo Olivier Patience a rompere i ruoli assegnati dai giudici arbitri come avvenne l'anno scorso? Ci sarà un'altra stella come quella dell'italo-argentino Martin Vassallo Arguello, spentasi nel momento topico del torneo? Ci sarà un'altra finale incerta, piena di suspense e di colpi di scena come quella dell'anno scorso quando il francese Patience riuscì a prevalere sull'argentino al tie break del terzo set, dopo essere stato sotto di tre game a zero? Domande legittime che partono da una base certa e consolidata. L'entusiasmo degli organizzatori per tenere sempre più in alto il vessillo di questa manifestazione è sempre lo stesso, anzi, man mano che l'avvenimento si avvicina, cresce la tensione e la voglia di cominciare. Non mancherà il pubblico che ha sempre riempito gli spalti del "centrale" e dei campi limitrofi e dato calore ai giocatori. Ci sarà sempre la calda e amichevole accoglienza per tutti i partecipanti. No, la vita a trent'anni è tutt'altro che difficile. Ci si può allegramente divertire attendendo i quaranta, perché come cantava l'americana di origine russa Sophia Abuza "la vita comincia a quarant'anni". Era Antonio Savoldi. Anni dopo, nel Duemila, a fianco del nome di Antonio Savoldi,
tenente colonnello pilota, è stato posto quello di Marco Federico Cò, anch'egli
giovane ufficiale pilota, rapito alla famiglia da un incidente di volo. Come Antonio.
L'internazionale Challenger Atp 50.000 dollari rinnova il ricordo dei due manerbiesi
che la Patria hanno servito con lealtà ed amore nel segno del tricolore, la bandiera
d'Italia che hanno onorato con esemplare dedizione.
Nel loro nome il Tennis Club Manerbio organizza un torneo prestigioso al quale
hanno partecipato atleti che nella classifica mondiale sono agli alti livelli.
Lo spagnolo David Ferrer, oggi 43° in classifica Atp, era 82° nel 2002 quando
vinse il Savoldi-Cò; il francese Olivier Patience è salito al 74° posto, dal 250°,
dopo la vittoria nel Challenger di Manerbio dell'anno scorso. Sono giovani che
si fanno strada per cui ci si consenta una piccola vanità nel definire la nostra
Wimbledon i campi di tennis costruiti nel 1938 su progetto dello studio F. Bonfanti di Bassano del Grappa dalla Marzotto. Su questo impianto non avremo
la fortuna (a meno di una prodigiosa impresa da parte di Gianni Saldini) di ammirare
Maria Sharapova, incoronata regina di Wimbledon a soli 17 anni, fisico da modella,
bionda, elegante nel gioco. Abbiamo comunque applaudito atleti in camera ed altri manerbiesi, in tempo purtroppo
remoto, come i fratelli Gianfranco e Mario Piovani, Tiberio d'Aloia, Ettore Gandini,
Sergio Gelmini. Essi hanno conquistato allori per cui non rinunciamo alla speranza
che giovani manerbiesi crescano.
Era Antonio Savoldi. Anni dopo, nel Duemila, a fianco del nome di Antonio Savoldi,
tenente colonnello pilota, è stato posto quello di Marco Federico Cò, anch'egli
giovane ufficiale pilota, rapito alla famiglia da un incidente di volo. Come Antonio.
L'internazionale Challenger Atp 50.000 dollari rinnova il ricordo dei due manerbiesi
che la Patria hanno servito con lealtà ed amore nel segno del tricolore, la bandiera
d'Italia che hanno onorato con esemplare dedizione.
Nel loro nome il Tennis Club Manerbio organizza un torneo prestigioso al quale
hanno partecipato atleti che nella classifica mondiale sono agli alti livelli.
Lo spagnolo David Ferrer, oggi 43° in classifica Atp, era 82° nel 2002 quando
vinse il Savoldi-Cò; il francese Olivier Patience è salito al 74° posto, dal 250°,
dopo la vittoria nel Challenger di Manerbio dell'anno scorso. Sono giovani che
si fanno strada per cui ci si consenta una piccola vanità nel definire la nostra
Wimbledon i campi di tennis costruiti nel 1938 su progetto dello studio F. Bonfanti
di Bassano del Grappa dalla Marzotto. Su questo impianto non avremo la fortuna
(a meno di una prodigiosa impresa da parte di Gianni Saldini) di ammirare Maria
Sharapova, incoronata regina di Wimbledon a soli 17 anni, fisico da modella, bionda,
elegante nel gioco. Abbiamo comunque applaudito atleti in camera ed altri manerbiesi, in tempo purtroppo
remoto, come i fratelli Gianfranco e Mario Piovani, Tiberio d'Aloia, Ettore Gandini,
Sergio Gelmini. Essi hanno conquistato allori per cui non rinunciamo alla speranza
che giovani manerbiesi crescano.
Un torneo per tennisti con ambizioni... mondiali di Gianfranco Poletti Se scorriamo il lungo elenco aperto dal bresciano Claudio Pasinelli che nel 1974
vinse la prima edizione, si evidenziano ancor più i progressi tecnici. Da quando
poi il torneo si guadagnò l'etichetta dell'internazionalità soltanto quattro sono
stati i rappresentanti del tennis nazionale saliti sul più alto gradino del podio:
Davide Sanguinetti (1993), Mosè Navarra (1994), Massimo Bertolini (1996) e Stefano
Tarallo che vinse nel 2000.
Da allora si sono succeduti il georgiano Irakli Labadze, attualmente numero 41
della classifica mondiale, lo spagnolo Olivier Patience attualmente numero 74
al mondo che vinse la divertente edizione dello scorso anno a spese dell'oriundo
argentino Martin Vassallo Arguello.
Dati questi che ancor illustrano quanto sia importante essere protagonista in
questo torneo, fiore all'occhiello di un circolo provinciale che, passo dopo passo,
ha saputo valicare i confini fino a diventare un ghiotto appuntamento per tennisti
decisi a salire la scala mondiale.
Ancora una volta Gianni Saldini e soci hanno approntato un validissimo trampolino
di lancio per tennisti con ambizioni mondiali, chissà che ad avvalersi di questa
spinta non tocchi a un giocatore italiano. In questo caso, conoscendo Gianni,
siamo sicuri che le note dei “Fratelli d'Italia” saranno suonate a tutto volume.
La competizione tennistica che Gianni Saldini ed il suo nutrito Team propongono
da anni in cartellone a fine agosto si è, di edizione in edizione, trasformata
fino a diventare privilegio per tennisti di alto livello. Soprattutto dall'edizione
del 2003, quando il già nutrito montepremi di 25mila dollari e i conseguenti punti
validi per la classifica mondiale sono raddoppiati.
Se scorriamo il lungo elenco aperto dal bresciano Claudio Pasinelli che nel 1974
vinse la prima edizione, si evidenziano ancor più i progressi tecnici. Da quando
poi il torneo si guadagnò l'etichetta dell'internazionalità soltanto quattro sono
stati i rappresentanti del tennis nazionale saliti sul più alto gradino del podio:
Davide Sanguinetti (1993), Mosè Navarra (1994), Massimo Bertolini (1996) e Stefano
Tarallo che vinse nel 2000.
Da allora si sono succeduti il georgiano Irakli Labadze, attualmente numero 41
della classifica mondiale, lo spagnolo Olivier Patience attualmente numero 74
al mondo che vinse la divertente edizione dello scorso anno a spese dell'oriundo
argentino Martin Vassallo Arguello.
Dati questi che ancor illustrano quanto sia importante essere protagonista in
questo torneo, fiore all'occhiello di un circolo provinciale che, passo dopo passo,
ha saputo valicare i confini fino a diventare un ghiotto appuntamento per tennisti
decisi a salire la scala mondiale.
Ancora una volta Gianni Saldini e soci hanno approntato un validissimo trampolino
di lancio per tennisti con ambizioni mondiali, chissà che ad avvalersi di questa
spinta non tocchi a un giocatore italiano. In questo caso, conoscendo Gianni,
siamo sicuri che le note dei “Fratelli d'Italia” saranno suonate a tutto volume.
Trent'anni. E dopo? di Elena Ungari
Lo scorso anno il torneo di tennis ha compiuto 30 anni. Trent'anni che hanno
festeggiato lo sport, il tennis; sono stati trent'anni che hanno fatto conoscere
il tennis a Manerbio prima in Italia e poi nel mondo.
Sono stati trent'anni di storia sportiva che ha tagliato traguardi sempre più
ambiziosi perché il torneo, da torneo manerbiese, è diventato un "Challenger Internazionale
ATP da $50.000".
In questi trent'anni il tennis ed il torneo si sono legati prima ad uno e poi
a due nomi. Per più di vent'anni la competizione sportiva ed il nome del tenente
colonnello Antonio Savoldi sono stati inscindibili. Lui, pilota e sportivo scomparso
prematuramente, ha spinto Gianni Saldini a creare questa manifestazione. Poi,
a partire dal 2000, tennis e torneo si sono associati ad un altro nome, quello
del maggiore Marco Cò. Anche lui un pilota ed uno sportivo, scomparso prematuramente.
Anche lui ha ispirato Gianni Saldini, che ha posto la manifestazione sotto il
segno di due manerbiesi. In questi trent'anni, il torneo è diventato adulto attraverso
il numero crescente di persone che si sono mobilitate intorno ad esso.
O meglio che Gianni Saldini ha voluto si mobilitassero intorno all'evento. E
la manifestazione sportiva ha coinvolto il mondo istituzionale non solo locale,
ma anche provinciale e regionale. Ha raggiunto l'ambito imprenditoriale e professionale.
Ha conquistato il mondo della musica e dell'arte.
Lo scorso anno, il torneo ha festeggiato i suoi trent'anni di vita. E' stato
il raggiungimento di una vera vetta alta, molto alta. Tutti, molti, si sono forse
chiesti "e dopo"? Cosa succede dopo trent'anni? Non si torna certo indietro e
nemmeno ci si ferma. Si continua, con idee sempre nuove, ma con la sostanza, l'entusiasmo
e la convinzione di sempre.
Dopo trent'anni il torneo non può finire, perché se così fosse si priverebbe
Manerbio di una ricchezza e lo sport di un appuntamento importante. Soprattutto,
e questo sarebbe un vero peccato, si cancellerebbero tre decenni di storia tennistica
e di memoria. Nessuno vuole o pensa di farlo.
E così dopo trent'anni, non ci si aspetta nessuna caduta, nessun ripensamento.
Al contrario il torneo crescerà e coinvolgerà sempre più gente, appassionerà sempre
di più perché il raggiungimento di un traguardo lasci lo spazio per altri "dopo".
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