Il trofeo «Dimmidisì» va a Praga, alzato da Jiri Vanek, giocatore 29enne nato a Domazlice, testa di serie numero due del tabellone e 115 al mondo. Nella finale della 34a edizione del memorial «Savoldi-Cò», disputata sui campi del circolo tennis Manerbio, il ceko si è sbarazzato in soli 55' del francese Eric Prodom, con il punteggio di 6-0, 6-4. «Sì, è stato facile, ma sono felice - ha detto Vanek, attorniato dai figli Giorgio, 4 anni, e Tom, 3 mesi, in braccio alla moglie tedesca, Marketa Kochta, ex 110 al mondo, vincitrice nel 1999 del 25 mila dollari di Spoleto -. Quest'anno avevo perso due finali, ci tenevo a vincere questo torneo. Sono contento e grato anche a mia moglie per aver giocato con me in allenamento prima dell'incontro».
SCOTTATO dalla finale di Lugano (persa contro Werner Eschauer, austriaco 89° al mondo, dopo che in semifinale aveva battuto in tre set Potito Starace, numero 49) e soprattutto da quella precedente di Praga (contro il connazionale Dusa Lojda, numero 502 al mondo) persa in tre set, Jiri Vanek è entrato in campo concentratissimo, l'esatto contrario dell'avversario, apparso stanco mentalmente e fisicamente. «Effettivamente è così - ha ammesso Eric Prodon, parigino di 26 anni, alla nona finale nella stagione, reduce da 14 incontri vinti consecutivamente e 40 giorni di imbattibilità -. È da un po' di tempo che sono in giro per il mondo, mi sono ritrovato senza energie. Mi dispiace, ma a volte capitano giornate come questa». Condizioni dunque diverse, che hanno condizionato pesantemente l'incontro, tanto che Vanek ha infilato sei game consecutivi e chiuso il primo set per 6-0, in soli 23' di gioco, strappando per tre volte il servizio al suo avversario e lasciandogli nei suoi tre turni la miseria di quattro «quindici». Prodon non è riuscito praticamente a far nulla, nè con il servizio, nè con il diritto, nè negli spostamenti. Troppo fermo per poter reggere il confronto con il ceko.
IL FOLTO pubblico ha sperato in una reazione d'orgoglio del francese nel secondo set, di vedere alcuni dei colpi che gli hanno consentito, ad esempio, di battere Sanguinetti rimontando il 5-7 del primo set, oppure Naso in tre set, e il serbo, numero 3, Boris Pashanski. Qualcosa in più, in effetti, si è visto nel secondo parziale: qualche diritto, un paio di palle corte, qualche servizio vincente (due nel sesto game). Ma non è stato sufficiente, specie contro Jiri Vanek, ex semifinalista da junior al Roland Garros, vincitore contro il numero uno del mondo André Agassi ad Atlanta nel 2000 (6-4 e ritiro dell'americano) che in carriera ha portato a casa più di un milione di dollari di soli montepremi, e che soprattutto ha voluto fermamente il successo a Manerbio prima di lanciare l'assalto a quello di Como. Il ceko, che si era visto annullare una palla break nel quinto game, se n'è procurata un'altra nel settimo e, in questa occasione, non ha sbagliato, approfittando anche dell'ennesimo rovescio finito in rete di Prodon (4-3). A quel punto si è capito che non c'era più nulla da fare.
VANEK si è aggiudicato il suo turno di servizio a zero, poi si è procurato quattro match ball nel nono gioco, quello più combattuto e che ha regalato un po' di suspence, un po' di adrenalina agli spettatori, che non aspettavano altro per scaldarsi. Il francese ha trovato d'un tratto i suoi colpi migliori ed è riuscito ad annullare i vantaggi dell'avversario fino a sfruttare un diritto lungo di Vanek e un servizio vincente (il quarto del secondo set): gli hanno permesso di chiudere il gioco, allungare il match (5-4) e continuare a dare agli appassionati una briciola di speranza che la partita potesse allungarsi. Ma non è stato così. Al ritorno in campo Jiri Vanek ha impiegato un minuto o poco più per chiudere (6-4) e mandare tutti a casa. Alla fine tutti contenti perchè a Vanek è andato, oltre al titolo, anche il primo successo del 2007, a Prodon 42 punti pesanti, che contribuiranno a migliorare la sua classifica in vista del torneo di Stoccarda. Al Manerbio la soddisfazione di aver portato a termine, nonostante le bizze del tempo, la 34a edizione del «Savoldi-Cò», la quinta da 50 mila, e poter guardare al futuro con ottimismo: che potrebbe essere da 100 mila dollari.
di Salvatore Messineo